il passaparola...
un intervento interessante su republbica circa il viral marketing:
INCHIESTA Il governo thailandese ha ingaggiato i tassisti di Londra
E sul web si moltiplicano le forme di pubblicità virale
Il passaparola è lo spot più efficace
E pesa tanto il parere dei consumatori
Un messaggio tv in prima serata costa ormai 400 euro a potenziale cliente
Viaggio nelle nuove forme di sponsorizzazione nella Rete
Sali su un taxi di Londra e con la scusa del brutto tempo il tassista comincia a parlarti del suo ultimo viaggio in Thailandia. Secondo lui, un luogo ameno e a buon mercato, dove è stato di recente, in vacanza con la sua signora.
Ma la sua chiacchierata non è spontanea. Quel tassista sta facendo anche un altro mestiere: il testimonial, ingaggiato dal ministero del turismo Thai, che lo ha appena invitato, per una settimana nel paese del sorriso. La sua missione, per niente impossibile, tornato in Inghilterra, sarà parlare bene della Thailandia ai suoi numerosi -e ignari- clienti.
Il passaparola è la nuova moda della pubblicità, ispirata dalla crescita esponenziale dei social network e dei forum in cui corrono consigli e commenti su milioni di prodotti. Una formula che si diffonde anche perché le ricerche dipingono un consumatore sempre più scettico, rispetto alla pubblicità tradizionale. Nel forum dell'autorevole rivista Wine Spectator si parla spesso dei blind test, gli assaggi bendati dei vini, per evitare che, influenzati dalle case vinicole, gli esperti diano dei giudizi di parte. "Una precauzione necessaria poiché il consiglio personale di un sommelier durante un corso, vale mille spot pubblicitari delle case vinicole" dice Franco Caprino della Cantina di Manuela, a Milano.
IAB Milano 2007
internazionale per lo sviluppo dell'advertising interattivo
Pubblicità online, crescita super
"E' solo questione di tempo..."
MILANO - Ironico e anche un po' feroce l'intervento di un guru del web come David Weinberger (Harvard Berkman Center for Internet Society) allo Iab Forum 2007 che si chiude domani sera a Milano. Davanti a 4 mila persone mostra la pubblicità di una marca di lavatrici e attacca: "Le parole che molte aziende usano per parlare ai consumatori sono vecchie e vuote. Di questa washing machine ho saputo molto di più da un certo Jim - frequentando un forum specializzato mi ha spiegato pregi e difetti di questo prodotto - che dalla home page dell'azienda e dalle sue banali e costosissime campagne".
Il mercato della pubblicità su internet è in piena lievitazione e guarda oltre la Manica, al ricchissimo mercato inglese, dove la "fetta" di messaggi commerciali che finiscono sul web ha superato il 10% dell'intera torta. "E' solo questione di tempo" dice Layla Pavone presidente Iab Italia "poiché la pubblicità tradizionale in Italia cresce del 1,1% e quella digitale dedicata a internet del 45% mese su mese. Inoltre, le aziende che investono sul web sono diventate 1.800 e mentre nel 2006 spendevano, in media, 75 mila euro per un'operazione di marketing, adesso la media si attesta sui 95 mila".
Le connessioni a banda larga rappresentano il 75% di tutti i collegamenti attivi, gli utenti italiani del web sono 24 milioni, di cui 18 da casa e circa 8,6 dall'ufficio secondo Nielsen/NetRating". Da Los Angeles arriva la voce di un utente, Rob, 27 anni, che dice "Non voglio subire la pubblicità dalle marche, ma voglio che loro divengano mie amiche".
"Questo obiettivo", sottolinea Jaap Favier di Forrester Research "è stato pienamente raggiunto dalla squadra del Liverpool, che ha usato il web in maniera decisiva per la sua community di tifosi. Lo stadio vero contiene appena 45 mila tifosi ma sul sito sono stati inviati 3,5 milioni di commenti alla fine di ogni big match, totalizzando 70 milioni di contatti all'anno. Saper usare il web significa ottenere una vera e propria moltiplicazione dell'audience ed entrare in un rapporto confidenziale con milioni di potenziali consumatori".
Nota dolente, secondo il vice presidente di Forrester Research, l'attività online delle banche che conta 13 milioni di uffici e appena 28 milioni di contatti online. "Il mercato italiano con le capacità creative che ha dimostrato in altri settori riuscirà ad elaborare grandi case-histories anche sul web", afferma Lamberto Dolci, responsabile Immagine e Pubblicità dell'Eni che sta scoprendo inedite possibilità sulla comunicazione digitale". E Gianluca Stazio direttore commerciale Rainet, ha annunciato un recentissimo accordo con Nokia, grazie al quale gli ultimi modelli dotati di Video Center (N95, N81 e futuri) mostreranno gratuitamente l'ampia selezione delle migliori clip presenti su Rai.tv.
E veniamo agli investimenti pubblicitari sul web che secondo Walter Hartsarich, Ceo di Aegis Media Italia "Sono destinati ad una progressiva moltiplicazione considerando che quest'anno le aziende hanno investito 665 milioni e che per il 2008 si stima 1 milione di euro in arrivo da settori come auto, viaggi, tlc, intrattenimento, assicurazioni/finanza, elettronica di consumo".
Tra le tecnologie più gettonate allo Iab Forum 2007, specchio di un settore che conta su 5 mila addetti, la IPTV quella televisione che arriverà attraverso la banda larga e che riproporrà - oltre a tutte le possibili nuove forme di social networking, web 2.0 - anche l'"antico" vecchio spot pubblicitario in modalità più agile e guizzante rispetto a quelli di "nonna televisione".
Press on Web ?
Leggendo gli ultimi articoli presenti sul web e in particolare sui principali portali italiani, sembra quasi che internet debba davvero soppiantare la stampa.
Ieri su Repubblica.it leggevo questo:
"Per secoli i lettori hanno sfogliato le grandi e corpose pagine dello svedese
"Post-och Inrikes Tidningar" (PoIT). Dall'inizio del 2007, però, il quotidiano più antico del mondo,
oltre 360 anni di storia, si è trasferito interamente online, lasciando alla versione stampata
solamente tre copie, destinate alla biblioteche".
Oggi, invece, Repubblica da risalto all'intervista ad Arthur Sulzberger ( Presidente del New York Times ).
Nell'articolo si legge che il presidente non sembra preoccuparsi molto del calo di vendite del quotidiano o del futuro del mercato della stampa offline. Sembra, infatti che si stiano concentrando molto su internet, iniziando già da ora a unire le due redazioni ( internet e stampa tradizionale ). Ecco un estratto dell'articolo:
"Stamperemo ancora il Nyt tra 5 anni? Non me ne importa: in Rete siamo già leader"
"Non so davvero se stamperemo ancora il Times tra cinque anni, e, se vuole proprio saperlo, non me ne importa. Internet è un posto meraviglioso e noi lì siamo leader". E' la posizione dell'editore del New York Times, Arthur Sulzberger, in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano israeliano Haaretz."
I numeri del sito, in effetti parlano da soli. Hanno, ormai un milione e mezzo di visitatori al giorno, contro l'1,1 milioni di abbonati all'edizione cartacea. Di contro, da quattro anni la società editrice del quotidiano registra bilanci in rosso (la settimana scorsa, il gruppo ha dichiarato una perdita di 570 milioni di dollari causata da una sua testata, il Boston Globe).
Insomma, sembra che facciano sul serio. Non so come la rete e l'advertising internet reagisca a queste notizie/articoli. Come prima impressione mi verrebbe da pensare che queste comunicazioni sono un'ottima sponsorizzazione alla rete.Il timore che accompagna questo primo pensiero è invece che con queste parole che vengono diffuse, non si faccia altro che peggiorare la considerazione globale di internet. Rendendo la rete un pò "antipatica".
Visto che lavoro nel settore, spero vivamente che vinca il mio primo pensiero.
IAB ( Internet Advertising Bureau ) 9-11-06
Ecco la seconda parte e seconda giornata...mi sono alzato con gli occhi abbastanza velati e arrossati dalla sera precedente.
Sono andato in ufficio a Milano dove ho cercato di combinare qualcosa di decente prima di matrizzarmi nuovamente allo IAB. Verso le 11 siamo andati e come il giorno precedente era stracolmo di persone. Il target però era un pò differente, molti studenti di università e master carichi di curricula da consegnare, speranzosi in un futuro certo piuttosto che incerto.
La mattinata è volata via velocemente tra scambi di opinioni sul giorno precedente e sulle possibilità del mercato. A pranzo solito lauto pranzo, ( non mi sono fatto pregare a fare il bis in dolcetti e secondo ).
Nel pomeriggio, è iniziata ad affiorare un pò di stanchezza, le case histories erano molto interessanti, anche se il referente dell'inail sembrava un pò brillo :). Ascoltando un pò di interventi abbastanza interessanti, si son fatte le 17.
A quel punto si è ripreso il treno e siamo tornati in quel di Firenze.
Il bilancio della "fiera" per me è positivo. Ho saggiato opinioni diverse e sicuramente uno spirito propositivo. Speriamo si continui cosi.
Inserisco di seguito una foto che mi hanno fatto senza che me ne accorgessi...





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